Domanda del petrolio sui minimi: petroliere alla deriva

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Domanda del petrolio sui minimi: petroliere alla deriva

John Authers nella sua newsletter su Bloomberg oggi parla di “senza precedenti” e di come queste parole siano utilizzate di recente in modo forse a sproposito e forse no.

Oggi c’è una notizia che mi ha fatto cadere la mascella per quando strana e assurda. Ora, non so se è letteralmente “senza precedenti”, ma poco importa.

Parliamo di petrolio e di una delle peggiori crisi della sua storia.

Il discorso di partenza è sempre quello, ovvero l’enorme differenza che si è creata tra domanda e offerta a causa del coronavirus. I consumi sono implosi a circa 65 milioni di barili al giorno mentre la produzione si attesta ancora sopra i 90-95 milioni di barili al giorno.

Produzione e consumo mondiale

I rimanenti 25-30 milioni di barili al giorno dove vanno? Cosa farne?

Beh, bisogna metterli da parte, stoccarli. Peccato che i depositi di terra del petrolio siano quasi tutti pieni. Letteralmente. Di seguito il grafico di settimana scorsa sui depositi degli Stati Uniti.

Quindi come fare? Un modo è reinserire il petrolio negli oleodotti ma per quel che ho letto, almeno negli Stati Uniti, è stato proibito apposta per evitare problemi.

Rimane il mare. O meglio, le petroliere che navigano sul mare.

Ecco che esplodono i prezzi degli affitti delle superpetroliere (ne avevamo già parlato).

Di seguito il grafico della quantità di petrolio stoccato in mare.

Lo stoccaggio in mare costa moltissimo ed è inefficiente ma è l’unica cosa che rimane ai produttori.

Ma non solo! Qui arriva la notizia “senza precedenti”: le petroliere si mettono a fare giri assurdi e astrusi pur di non dover scaricare il petrolio.

E’ una scelta strana per due motivi. Il primo è chiaro: è totalmente anti economico. Il secondo: non basta forse fermarsi lungo la costa? Ci sono obblighi di scarico?

Comunque, ecco quello che è successo. La super petroliera New Vigorous che trasporta circa 2 milioni di barili dall’Arabia Saudita ha deciso di circumnavigare l’Africa per arriva a destinazione (Europa), invece di passare dal Canale di Suez.

Per un viaggio dal Golfo Persico all’Europa nord-occidentale, il viaggio dura di solito poco più di tre settimane. Circumnavigando l’Africa, raddoppiano le tempistiche.

Peter Sand, capo analista, del gruppo industriale BIMCO, ha affermato che con costi del carburante così bassi, è forse più economico evitare il canale – dove i pedaggi possono incorrere in centinaia di migliaia di dollari – anche se il viaggio è più lungo. 

Dettaglio: le superpetroliere non riescono a passare a pieno carico dal Canale di Suez, quindi solitamente ne scaricano una parte in degli oleodotti prima, l’attraversano e poi vanno a riprenderlo appena superato.

I miei dubbi sul senso di questo comportamento “senza precedenti” è anche dovuto al fatto che al largo della California ci sono circa 40 milioni di barili su decine di petroliere fermi. Immobili da giorni (se non settimane).

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