OPEC e Russia tagliano la produzione ma ai mercati non importa

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OPEC e Russia tagliano la produzione ma ai mercati non importa

Ieri i membri dell’OPEC+ si sono riuniti per raggiungere un accordo sul taglio della produzione del petrolio, così da supportare i prezzi.

Per l’Arabia Saudita è previsto un taglio della produzione di 3,3 milioni di barili al giorno e per la Russia di 2 milioni di barili al giorno. In totale, comprendendo tutti gli altri paesi coinvolti, è previsto un taglio di circa 10 milioni di barili al giorno.

Il prezzo dei future sul Brent e sul WTI però non hanno reagito alla notizia, anzi, in serata sono perfino scesi. WTI ha raggiunto quota 23.19 $ / barile.

L’OPEC dovrebbe finalizzare l’accordo venerdì o sabato. 

L’Arabia Saudita e la Russia stanno ora aspettando segnali positivi da una conferenza dei paesi del G-20 fissata per venerdì. Parteciperanno produttori chiave di petrolio come Stati Uniti, Canada e Brasile. Anche i regolatori del Texas, il più grande stato produttore di petrolio degli Stati Uniti, discuteranno il 14 aprile se costringere le aziende a ridurre la produzione.

Grafico di giovedì 9 aprile, ieri, sul Crude Oil scadenza Maggio

In tutto questo Trump ha chiamato Putin e il principe Mohammed bin Salman e ha definito l’accordo accettabile.

Il ministro dell’energia Aleksandr Novak ha insistito sul fatto che anche gli Stati Uniti dovessero procedere al taglio della produzione per dare il loro contributo a sostegno del prezzo.

E invece no. Trump continua a fregarsene e insiste sul fatto che non faranno alcun taglio, in barba a tutti gli altri paesi produttori (e non).

Personalmente penso che i mercati non abbiano reagito in modo deciso proprio perché senza un taglio netto degli Stati Uniti, la domanda rimane troppo bassa e il prezzo non può alzarsi.

Infatti la domanda a oggi a causa del coronavirus, si attesta a circa 60-65 milioni di barili al giorno invece dei normali 100, segnando un calo del 35%.

Russia e Arabia dal mio punto di vista hanno fatto un passo falso. Si sono dimostrate instabili e deboli al mercato internazionale facendo una guerra dei prezzi di solo un mese quando all’inizio dichiaravano che sarebbero potuti andare avanti anni. In secondo luogo perdono importantissime quote di mercato lasciandole agli Stati Uniti che, quindi, detengono ancora più potere.

Penso che nelle prossime settimane faranno ulteriore pressione perché Trump tagli la produzione (e potrebbero ricevere un contentino) ma ormai, come si dice, la frittata è fatta.

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