Il denaro gratis genera opportunità ma anche rischi

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Il denaro gratis genera opportunità ma anche rischi

Sull’Economist è uscito un articolo molto interessante che tratta l’ultimo macro-trend economico: la stampa del denaro. Questa pratica ha molti aspetti positivi (in specifiche condizioni) ma potrebbe presentare seri problemi in futuro.

Qualcuno ha affermato che i governi hanno sprecato l’occasione di ripensare la politica economica dopo la crisi del 2007-2009, ma nessuno dirà lo stesso per questa pandemia.

Essa ha portato ad attuare politiche pochi mesi fa considerate eretiche, portando un enorme cambiamento nell’economia, del tipo che capita una volta per generazione.

Così come negli anni ’70, quando un keynesismo clandestino lasciò il posto all’austero monetarismo di Milton Friedmann o nei ’90, quando le banche centrali ottennero l’autonomia, la pandemia segna l’inizio di una nuova era, la cui preoccupazione principale sarà sfruttare le opportunità e limitare gli enormi rischi derivanti da un esagerato intervento statale nell’economia.

Questa nuova epoca ha quattro caratteristiche distintive.

La prima è la dimensione sbalorditiva dei prestiti dei governi di oggi e il potenziale apparentemente illimitato per aumentarli.

Il FMI prevede che i paesi ricchi prenderanno in prestito il 17% del loro PIL combinato per finanziare 4,2 miliardi di dollari in tagli alla spesa e alle tasse progettati per far andare avanti l’economia. Ma già in America il Congresso sta discutendo di un altro pacchetto di spesa e l’Unione europea, attraversando un “rubicone politico“, ha appena concordato un nuovo stimolo finanziato da prestiti comuni.

La seconda caratteristica è il “rumore delle macchine da stampa del denaro”. In America, Gran Bretagna, la zona euro e le banche centrali del Giappone hanno creato nuove riserve di denaro per un valore di 3,7 miliardi di dollari, che per la maggior parte sono stati utilizzati per acquistare debito pubblico, finanziando in sostanza gli stimoli, con la conseguenza che i tassi restano bassi anche se le emissioni aumentano.

FILE – In this Dec. 16, 2011 file photo the Euro sculpture stands in front of the European Central Bank, right, in Frankfurt, Germany. The European Central Bank says Monday, Feb. 27, 2012, the amount lent to businesses by banks leveled off in January after a steep plunge in December. The data highlight concerns that companies are still finding credit scarce as the eurozone debt crisis puts pressure on banks. (AP Photo/Michael Probst, File)

Il terzo aspetto è il ruolo dello stato come allocatore di capitale.

Per scongiurare la stretta creditizia, la Federal Reserve in collaborazione col Tesoro, è entrata sui mercati a gamba tesa, comprando obbligazioni corporate e prestando direttamente a tutti, dai bond dealers agli ospedali senza scopo di lucro. FED e Tesoro stanno sostenendo il 11% dell’intero stock di debito commerciale americano e nel resto del mondo si comportano nello stesso modo.

Da ultimo, la più importante: la bassa inflazione.

L’assenza di pressioni al rialzo sui prezzi significa che non vi è alcuna necessità immediata di rallentare la crescita dei bilanci delle banche centrali o di alzare i tassi di interesse a breve termine che nelle intenzioni dovrebbero rimanere intorno allo zero. 

La bassa inflazione è quindi la ragione fondamentale per cui non ci si preoccupa del debito pubblico, il cui servizio, grazie alla politica monetaria accomodante, ora costa così poco da sembrare denaro gratis.

Ma non ci si deve illudere che lo Stato tornerà alla normalità quando la pandemia sarà passata e la disoccupazione diminuirà. Vero, le banche centrali potranno diminuire spese e salvataggi, ma la nuova era è solo il culmine delle tendenze di lungo periodo.

Anche prima, tassi e inflazione erano bassi nonostante un boom occupazionale e a tutt’oggi il mercato obbligazionario non mostra preoccupazioni per l’inflazione. E se ha ragione, deficit e stampa di denaro, potrebbero diventare lo standard per decenni.

Un tempo, le banche commerciali dettavano le regole e le banche centrali erano prestatori di denaro “in extremis” ma ora le banche centrali dovranno sempre più sporcarsi le mani a Wall Street agendo come “marketmaker di ultima istanza” dalle dimensioni di un mammuth.

Uno stato “interventista” crea grandi opportunità.

I tassi bassi rendono economico il prestito per la costruzione di infrastrutture, laboratori di ricerca, reti elettriche che favoriranno la crescita e aiuteranno ad affrontare le sfide future. Anche la spesa sanitaria è destinata ad aumentare e se il deficit che ne risulta consente di fornire uno stimolo all’economia, è benvenuto.

Tuttavia, la nuova era presenta anche gravi rischi. 

Se l’inflazione sale inaspettatamente, l’intero edificio del debito traballerà, poiché le banche centrali devono aumentare i loro tassi ufficiali e, a loro volta, versare ingenti somme di interessi sulle nuove riserve che hanno creato per acquistare obbligazioni. E anche se l’inflazione rimane bassa, il nuovo meccanismo è vulnerabile alle attenzioni di lobbisti, sindacati e compagnia.

Una delle intuizioni chiave del monetarismo era che la tentacolare gestione macroeconomica porta a infinite opportunità per i politici di essere favoriti in questo gioco. Stanno già decidendo quali imprese debbano beneficiare di agevolazioni fiscali e quali lavoratori dovrebbero essere pagati dallo Stato in attesa che ricompaiano i loro vecchi lavori. 

Presto alcuni prestiti al settore privato diventeranno più difficili, lasciando ai governi la scelta di quali imprese fare fallire.

Quando il denaro è gratuito, perché non salvare le aziende, proteggere i lavori obsoleti e salvare gli investitori?

Tuttavia, sebbene ciò fornisca un stimolo di breve, è una ricetta per mercati distorti, con rischio morale e bassa crescita. La paura per la miopia dei politici era il motivo per cui molti paesi delegavano il potere a banche centrali indipendenti, che esercitavano un unico, semplice strumento – i tassi di interesse – per gestire il ciclo economico.

Eppure oggi i tassi di interesse, così vicini allo zero, sembrano impotenti e i monarchi che gestiscono le banche centrali del mondo stanno diventando piuttosto servitori che lavorano come meri esecutori nella gestione del debito del governo.

Ogni nuova era dell’economia affronta una nuova sfida.

 Dopo gli anni ’30 il compito era prevenire le depressioni. Negli anni ’70 e nei primi anni ’80 il Santo Graal era la fine alla stagflazione.

Oggi il compito dei responsabili politici è quello di creare un quadro che consenta di gestire il ciclo economico e di combattere le crisi finanziarie senza un’acquisizione politicizzata dell’economia.

Ciò può comportare la delega della potenza di fuoco fiscale ai tecnocrati o la riforma del sistema finanziario che consentirà alle banche centrali di tenere i tassi di interesse profondamente negativi, sfruttando il passaggio rivoluzionario tra i consumatori dalle banche vecchio stile ai pagamenti fintech e digitali.

La posta in gioco è alta. Il fallimento significherà che l’era del denaro gratuito alla fine avrà un prezzo sbalorditivo. 

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