Crude oil: è stato trovato un accordo

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Crude oil: è stato trovato un accordo

Finalmente è stato trovato un accordo riguardo il petrolio.

Nella scorsa settimana in vari colloqui, i paesi produttori di petrolio, hanno deciso di tagliare la produzione per sostenere il prezzo. Tra crisi economica creata dal coronavirus e guerra dei prezzi del petrolio, la domanda era calata del 30% dai 100 milioni di barili al giorno in condizioni normali.

L’OPEC+, cioè i paesi appartenenti all’OPEC più la Russia taglierà 9,7 milioni di barili al giorno. Il Messico taglierà la produzione di 100.000 barili al giorno.

Attenzione, i tagli avranno inizio solo dopo l’1 maggio. Nel frattempo sembra che nessun paese diminuirà la produzione in maniera significativa; questo vuol dire che le scorte aumenteranno a dismisura per 3 settimane e il prezzo non avrà sostegno né motivo di salire.

Le restrizioni della produzione dureranno per circa due anni. Dopo giugno, il taglio di 10 milioni di barili sarà ridotto a 7,6 milioni al giorno fino alla fine dell’anno, e poi a 5,6 milioni fino al 2021 fino ad aprile 2022.

Gli Stati Uniti, il Brasile e il Canada taglieranno circa 3,7 milioni di barili al giorno, ma non sono tagli facenti parte dell’accordo ma sono conseguenza del crollo della domanda. Ergo, sarebbero avvenuti comunque.

“L’OPEC + ha acceso l’incendio ed è stata la loro responsabilità di spegnerlo”

ha dichiarato Jason Kenney, il premier dell’Alberta, la più grande provincia canadese produttrice di petrolio, in un post su Twitter. 

Trump

Il presidente degli Stati Uniti è il grande vincitore.

Ha sempre parlato male dell’OPEC e ora si ritrova a essere praticamente l’unico stato a non tagliare la produzione in modo significativo, nonostante sia il maggiore produttore del mondo e stia attualmente producendo oltre 12 milioni di barili al giorno.

La produzione diminuirà lentamente nel tempo ma in modo “normale”.

Inoltre si è trovato a fare il mediatore per la conclusione dell’accordo.

Ci sarà da capire come sostenere le piccole e grandi aziende produttrici di petrolio da scisto in gravissima crisi, ma forse intende aiutarle con l’immensa liquidità messa a disposizione dal governo e dalla FED.

In conclusione, l’incertezza rimane. I tagli potrebbero essere insufficienti e i problemi più grandi, cioè le scorte in eccesso e l’indebitamento delle aziende produttrici, potrebbero aggravarsi.

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